La sindrome della brava ragazza

La sindrome della brava ragazza

di Chiara Cucinotta

Introduzione

Quando arriva il lieto evento e si appende alla porta il fiocco rosa, le fantasie dei genitori circa la bimba che arriverà ad allietare le loro giornate somigliano piú o meno a questa descrizione: tranquilla, con vestitini rosa e femminili, educata, quieta, accondiscendente.

Una presenza fondamentale, su questo non ci piove, ma da tenere sullo sfondo. Non c’è cattiveria o malizia in questo, ma solo i retaggi di un’educazione che da sempre vede emozioni come la rabbia e la collere inaccessibili al mondo femminile.

Le influenze di questo tacito accordo fra i sessi si vedono anche all’interno di fenomeni sociali estremi e molto gravi come il bullismo. Fateci caso, i ragazzi tendono ad agiti aggressivi, a picchiarsi e a darsele di santa ragione, mentre il bullismo femminile spesso riguarda l’esclusione, l’isolamento sociale, il pettegolezzo, lo screditamento e l’umiliazione.

L’emozione alla base è sempre la rabbia, ma i modi di maniferstarla nei due sessi cambiano notevolmente, anche per ragioni puramente culturali.

Cosa comporta l’esclusione della rabbia fra le emozioni accessibili alla femminilità? Che sin da piccole ciò che le ragazze apprendono è un comportamento cauto e compiacente che quasi sempre porta a sensazioni di inadeguatezza, disagio e non di rado, soprattutto in ambito professionale, alla sindrome dell’impostore.

Come ci si arriva? Guardiamo meglio i dettagli.

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L’infanzia della brava ragazza

Alla nostra piccola brava ragazza possono capitare, tendenzialmente, due macro tipologie di genitori (si tratta di un tratteggio a grandi linee che non tiene conto delle specificità che cambiano caso per caso):

I genitori iperprottetivi: questa tipologia di genitore tenderà a favorire la tendenza condiscentente della bambina trattandola come una ragazzina fragile e bisognosa di attenzioni e cure. Difficilmente la spingeranno verso l’autonomia e potranno dipingerle il mondo esterno come pericoloso e quindi da evitare. Le difficoltà della bambina vengono vissute con ansia e preoccupazione e spesso sminuite e colpevolizzate con frasi come: “non devi fare queste cose!” o “perché non mi hai chiamato? Ci avrei pensato io” o ancora “Non fare le cose da sola, ti aiuto io”.

Questa modalità, reiterata per molti anni, da luogo a bambine insicure, dipendenti dall’aiuto esterno, impaurite dalla vita. Per loro dire sempre “si” diventa una strategia di sopravvivenza in un mondo altrimenti troppo ostile.

I genitori che incitano all’autonomia: questa tipologia di genitore tende a destabilizzare la bambina perché, dopo averla educata in modo che risulti sempre perfetta ed educata, arrivati ad un certo punto vorrebbero che la stessa si “svegliasse”.

La frasi tipiche sono “dai, deciditi!” o “ma guarda le tue compagne, non puoi essere come loro?” o ancora “Lascia stare, ci penso io!”. Questo approccio inibisce ogni micro tentativo di autonomia facendo crescere il pensiero circa la propria inadeguatezza, il proprio non essere abbastanza.

Il risultato spesso è proprio la rinuncia che alimenta questo circolo vizioso.

Adesso, in entrambi i casi, cosa manca a queste brave bambine che cosí coscienziosamente hanno seguito ogni regola, ogni ordine, ogni insegnamento?

Perchè,nonostante abbiano seguito ogni direttiva educativa alla lettera, non sono felici e gratificate?

Alle brave bambine spesso manca la legittimazione della ribellione. Nel tentativo di rispondere a tutte le aspettative altrui, la brava bambina si comporta in maniera tale da soddisfare i bisogni dell’altro, anziché opporsi se la cosa non le va. E cosí impara ad essere passiva.

Le eterne brave bambine

A volte non si smette di essere brave bambine nemmeno in età adulta. La tendenza a soddisfare le aspettative di genitori, amici e partners ci fa perdere di vista le nostre esigenze reali.

La paura che spinge ad assecondare tutti è quella che ci fa pensare che comportandoci in modo diverso perderemo l’amore dell’altro.

In realtà i rapporti che perderemo saranno solo quelli tossici e parassitari ed è un bene che sia cosí. Chi ci vuole veramente bene, dopo un primo momento di stupore, non ci abbandonerà e anzi ci incoraggerà a cercare la nostra strada.

Spesso la prima persona a sentirsi spaesata da tale cambiamento è proprio la brava bambina. Avendo speso tanti anni della propria vita a cercare di capire cosa poteva far felici gli altri, non si è mai chiesta cosa potrebbe far felice lei e all’inizio non lo sa proprio.

L’avventura parte da qui. Dall’esplorare, tentare varie strade fin quando non ci rendiamo conto che alcune ci fanno brillare gli occhi piú di altre. Fare esperienza dei “no” detti anziché solo di quelli ricevuti, fare esperienza della rabbia quando qualcosa ci infastidisce o lo troviamo ingiusto.

Ritrovare la propria voce e non aver paura di usarla.

Rispettare se stessi non esclude il rispetto degli altri. Puoi ascoltare le tue esigenze e i tuoi bisogni senza calpestare quelli altrui, le due cose coesistono serenamente, non devi scegliere.

Non ci sei o tu o gli altri.

Ci sei tu e gli altri.

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